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La Carta della Terra
Presentazione del libro "La Carta della Terra"
2004 - Roma, Casteldelmonte e Andria


Ospiti: Tom Berry con l'Ambasciatore di Taiwan a Roma


cartaPRESENTAZIONE DEL LIBRO "LA CARTA DELLA TERRA"
COLLANA HEVEL
La nuova collana hevel esordisce con un commentario a La carta della Terra, che si annuncia come il primo a livello editoriale nel mondo e come un autorevole testo esegetico compilato da due studiosi della St.Thomas University di Miami, E. Ferrero e J. Holland, impegnati nella elaborazione del documento.



Forse è utile ricordare che La carta della Terra è sortita dalla collaborazione del Consiglio della Terra, costituito in seguito al Vertice di Rio de Janeiro (1992), con la Croce Verde Internazionale, organismo ecologicamente orientato, guidato dall’ex presidente dell’ U.R.S.S.  Mikhail Gorbachev. La Commissione per la Carta della Terra del 1997 riuniva i rappresentanti dei cinque continenti con cinque co-Presidenti: per l’Africa e il Medio Oriente, per l’Asia ed il Pacifico, per l’Europa, per l’America Latina e i Caraibi, per l’America del Nord. Il Segretariato per la Carta della Terra con il Consiglio per la Terra trovò sede in Costa Rica a San José. Nell’intenzione dei responsabili  La carta della Terra avrebbe dovuto essere un “patto tra i popoli”, che raccoglieva le osservazione dei Comitati Nazionali. cartaAttualmente ne esistono cinquantatré. Il 24 marzo 2000 la Commissione ha pubblicato una redazione finale del Documento, che qui è riproposto nella traduzione ufficiale e che solo per i reconditi misteri della politica non ha avuto l’avallo al vertice di Johannesburg nel 2002.

La rilevanza del testo è quasi indipendente dall’immeritato smacco subito in Sud Africa perché è opinione comune che ormai si andrà in quella direzione e che l’approvazione degli Stati membri del’ONU è solo rinviata. La carta della Terra rappresenta una svolta epocale nell’autocomprensione dell’uomo del Ventunesimo secolo, la quale integra la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 in una prospettiva ecocompatibile di conservazione ambientale e di sviluppo sostenibile. Il nuovo documento ricalca il genere letterario dei testi costituzionali e programmatici: al preambolo che annuncia “una svolta critica nella storia del Pianeta” seguono i principi regolativi. Oramai è tempo di invertire la rotta dello sviluppo tecnologico e dei consumi perché il rapporto tra benefici e costi registra un saldo negativo. La responsabilità verso l’avvenire del Pianeta e verso le nuove generazioni impone un’urgente presa di coscienza collettiva per una prassi diversa. All’immagine della centralità dell’uomo vitruviano di Leonardo deve seguire una prospettiva ecologica in cui l’uomo è parte integrante dell’ecosistema. La fine dell’antropocentrismo è evidente non solo per l’Occidente, che si è sviluppato in una quadro dell’uomo “misura di tutte le cose”, ma per tutte le culture, che in seguito alla globalizzazione, hanno perso l’equilibrio tradizionale con l’ambiente.

cartaLe ripercussioni de La carta della Terra sono radicali e sconvolgenti a tutti i livelli: nelle abitudini e nella ridefinizione della qualità della vita, nell’economia e nello sviluppo tecnologico, nell’architettura degli edifici con materiali eco-compatibili, nella visione del mondo e nell’azione politica, nella pedagogia e nella programmazione curriculare degli studi. Se la modernità ha avuto nell’annuncio della morte di Dio uno dei momenti più spettacolari, oggi pare più pertinente affermare che “l’uomo è morto” perché è finito il mito umanista delle contrapposizioni uomo/animale, individuo/ambiente, cultura/natura. Se la crisi del modello tecnico-consumista conquista ogni giorno nuovi adepti per l’esperienza del rovesciamento tra costi e benefici a vantaggio di un nuovo modello di sviluppo, molto più problematico e doloroso risulta il passaggio da una concezione antropocentrica ad un paradigma complesso e policentrico, dove interagiscono poli complementari ed antagonisti come il sistema genetico, l’ecosistema, il cervello e la cultura-società. Il policentrismo produce il pensiero complesso, detto anche paradigma olistico. In esso coesistono ordine e disordine, legge e caos.
carta“Che cos’è la complessità?”, si chiede Edgar Morin, uno dei maggiori pensatori del policentrismo epistemologico. “In prima istanza, la complessità è un tessuto (complexus: ciò che è tessuto insieme) di costituenti eterogenei inseparabilmente associati: pone il paradosso dell’uno e del molteplice. In seconda istanza, la complessità è effettivamente il tessuto di fatti, azioni, interazioni, retroazioni, determinazioni, alea, che costituiscono il nostro mondo fenomenico. Ma allora la complessità si presenta con i lineamenti inquietanti dell’accozzaglia, dell’inestricabile, del disordine, dell’ambiguità, dell’incertezza... Di qui la necessità, per la conoscenza, di mettere ordine nei fenomeni respingendo il disordine, di allontanare l’incerto, vale a dire di selezionare gli elementi di ordine e di certezza, di depurare dall’ambiguità, di chiarire, distinguere, gerarchizzare... Ma simili operazioni, necessarie ai fini dell’intelligibilità, rischiano di rendere ciechi se eliminano gli altri caratteri del complexus; ed effettivamente ci hanno resi ciechi”. La scienza, che è un metodo conoscitivo che tenta di mettere certezza nell’incerto, è costretta a rivedere i propri presupposti epistemologici.
cartaSenza rinunciare al tentativo di trovare gli elementi nomotetici del reale per un sapere comunicativo che permetta all’altro di interloquire, deve ammettere la complessità degli elementi idiografici, oppure degli elementi non quantitativi come la coscienza. Bisogna superare lo storico steccato tra scienze della natura e scienze dello spirito, ma questo significa ridisegnare la mappa dei nostri modelli culturali. Per questa ragione La carta della Terra potrebbe essere all’origine non di una delle tante rivoluzioni scientifiche, ma ad “un nuovo inizio”, che esige “un cambio interiore, un cambio della mente e del cuore”. Senza voler sottovalutare la  novità del paradigma olistico, secondo Lee Smolin pari alla scoperta darwiniana dell’evoluzione, bisogna sottolineare il carattere etico di solidarietà con ogni forma di vita. Come Ch.Darwin scoprì l’evoluzione biologica, per cui ogni specie è correlata diacronicamente all’intero sistema, così l’ecologia ci avverte come ogni specie sia connessa sincronicamente con tutte le altre e con l’intero sistema Terra, in cui si produce un vero anello di azioni e retroazioni, di squilibri e di riequilibri. L’ecologia de La carta della Terra è una nuova coscienza dell’intima connessione dell’uomo col creato in un quadro organico interconnesso. Per questo sorprendentemente il documento richiama l’ispirazione spirituale dell’ecologia, “riconoscendo che tutti gli esseri viventi sono interdipendenti e che ogni forma di vita ha un valore intrinseco, indipendentemente dalla sua utilità per gli esseri umani”.

cartaIl carattere epocale di questa svolta nella vicenda umana rende pressante l’impegno pedagogico e culturale verso un’ecologia della mente, giustificando l’impegno della nuova collana hevel col primo volume programmatico a commento de La carta della Terra.

Hevel è lemma impiegato da Qoélet nella Bibbia per esprimere la cosmica inconcludenza, in cui l’uomo, lungi dall’avere in mano il bandolo della matassa del destino del mondo, si scopre esposto ad un gioco più grande di sé. “Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?” (Qo 3,19b-21) .

Qoélet, in aperta polemica col paradigma biblico teleologico, in cui la storia corre ottimisticamente tra la promessa di Dio e il suo adempimento, scopre che tutto è hevel, che il senso totale sfugge all’uomo, che vi è una complessità irriducibile, che molto resta nell’ombra ed è nelle mani di Dio. La rinuncia a capire non è una resa all’irrazionale, ma la presa di coscienza coraggiosa di fronte alla impossibilità di piegare il mondo ai nostri bisogni.

Il presente commentario a La carta della terra è un documento programmatico per favorire un dibattito e preparare il passaggio dalla cultura antropocentrica al modello ecologico della complessità e della cosmica inconcludenza.

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