Una città ideale
Pallavicinia ha inizio da quattro punti che sono i quattro castelli di Contignaco, Scipione, Bargone, Tabiano e da lì si compone in una figura di quattro lati, simile a un accampamento, per potersi accrescere lungo i lati stessi…
Immaginatelo: i quattro castelli sono le quattro porte di un perimetro murato, le quattro torri di una rocca, i quattro bastioni di una fortificazione. La gente percorre la città e si accorge che questa forma ha un ordine, ricorda qualcosa, e si ricorda che l’intera pianta della città è equivalente alla pianta di una rocca, è la figura di un ricordo, la civilissima considerazione del passato.
La stessa pianta si ripete (se ne accorge chi cammina sul percorso che collega le logge di ogni casa) dalla perimetrazione di Pallavicinia agli episodi che si muovono da quella città senza un apparente spazio interno verso la città esistente e che della città esistente rivedono, a loro modo, scrittura e senso.
Le logge, poste sui tetti delle abitazioni, collegate tra loro da rampe e gradonate, inducono chi cammina ad osservare continuamente la città esistenziale e lo stimolano a porsi continue domande.
Anche la gente che viene a Salso e Tabiano a trascorrere i tempi noiosi delle proprie domeniche si sottopone alle salite e alle discese della camminata per provare se è vero che muoversi e osservare da lassù provochi davvero, come dicono alcuni, il desiderio di vedere nuove immagini della città conosciuta.
Intanto, anche nella città nata in questo secolo si inseriscono, di volta in volta, partendo da Pallavicinia, episodi di rinnovamento.
È successo che il camping in cui gli abituali turisti sono soliti abbandonare tende e roulottes sia stato sostituito dagli studenti di Pallavicinia, insofferenti di qualsiasi alloggio permanente, in un nuovo camping, ma diverso.

Gli studenti hanno sostituito le canadesi con tende ugualmente moderne, ugualmente efficaci, tengono la pioggia e la grandine e il freddo, ma a chi le vede da lontano, camminando sul percorso di Pallavicinia, dalle logge delle mura, danno l’impressione di voler riconoscere l’importanza della tradizione del nuovo. E a vederle tutte insieme quelle tende, simili a un accampamento imperiale, e le quattro tende più alte, come torri, ai quattro angoli, rimandano con la memoria alla forma di Pallavicinia e alla forma delle rocche.

La gente cammina sui percorsi loggiati.

Lontano (ma cambia posto ogni domenica) si intravede quel tendone dove gli studiosi e gli studenti sono soliti organizzare le loro manifestazioni quando fuori piove.
All’ingresso in Pallavicinia ci hanno detto che anche il tendone ha un valore di immagine contestuale e in effetti ci è sembrato di conoscere in esso un riferimento ai dipinti di Simone Martini.
Anzi, mentre stavamo lì, misurando con i passi l’attesa di entrare, ci siamo accorti che anche la torre nuova era composta in forma di una rocca e ne abbiamo discusso insieme.
Per percorrere l’intero perimetro di Pallavicinia e per osservarne tutti i possibili punti di vista occorre una quantità di tempo notevole. Il fatto strano è che nessuno di quelli che l’hanno percorso sono d’accordo sul tempo che sarà necessario per percorrerlo per la prima volta.
Resta nell’oggi, un solo punto sicuro: chi ha percorso Pallavicinia non ha dubbi sul fatto che essa possa esistere…
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